venerdì 23 settembre 2011

Dream Theater - A drammatic turns of events - Parte 2

Proseguo quindi con la mia semi-recensione sull'ultimo album dei Dream Theater qui la prima parte.



Outcry
la canzone inizia con lento intro di tastiera che introduce un giro di chitarra potente e rilassante allo stesso tempo visto il ritmo cadenzato di batteria e chitarra. A precedere la strofa si fa sentire la tastiera con effetti elettronici, mentre il ritmo di chitarra durante la strofa fa molto simil Metallica.
Il pre-ritornello introduce un cambio di ritmo che diventa improvvisamente più posato con Labrie che fa sfoggio della sua voce, quello che segue visto che la canzone ha una struttura irregolare con è un ritornello, ma in pratica quella che si può considerare una strofa in questo punto c'è quasi una puasa, un'attimo di quiete che introduce all'energetico e liberatorio ritornello, a precedere il nuovo cambio di ritmo la chitarra di petrucci rientra sull'ultimo verso della strofa.
Dopo il primo ritornello la successiva strofa pur mantenendo la stessa struttura della prima della canzone, appare molto più energetica soprattutto grazie all'inserimento della tastiera di sottofondo, anche il pre-ritornello mantiente la stessa struttura del precedente, ma a seguire non ci sarà un ritornello ma la sezione strumentale della canzone, come da tradizone Dream Theater molto veloce e tecnica, con diversi cambi di ritmo ma che non perde certo di caratteristiche melodiche, da segnalare due veloci e corti soli di basso.
La fine della prolissa sezione strumentale è avvisata, dalla di una lenta melodia di tastiera accompagnata egregamente dal basso e dalla batteria, questo introduce la strofa che precede il ritornello dal ritmo lento ma accompagnata da una melodia di tastiera diversa rispetto alla prima parte della canzone, questa volta lo stacco tra strofa e ritornello è più netto e viene gestito dalla batteria.
Il ritornello viene ripetuto per ben due volte ed ha una connotazione musicale leggermente diversa con un ritmo di batteria leggermente variato.
A chiudere la canzone c'è una strofa finale dove Labrie si esibisce in uno dei suoi acuti, a chiudere la tastiera e la batteria con una melodia quasi apocalittica.
Il titolo della canzone Outcry (protesta in italiano) già fa intuire il tema della canzone, bellissimi i versi della canzone tra i quali questi "
The rebel in us all Someday gets tired of being pushed around But freedom has a price The cost is buried in the groun" - "Il ribelle che è in noi, Un giorno si stancherà di essere spinto ovunque, Ma la libertà ha un prezzo, Il prezzo è sepolto nel terreno". Questo mi pare una dedica ai focolari di ribellione che di recente si sono accessi in tutto il medio-oriente, significativa anche la strofa finale "The world watches on While we risk our lives
Locked in a kingdom of fear As our children die" - " Il mondo ci guarda, Mentre noi rischiamo le nostre vite, Chiusi in un regno di paura, con i nostri bambini che muoiono". Qualcuno ha detto Siria?

Far from heaven questa è una delle ballade per eccellenza dell'album, in pieno stile vecchi dream theater quando ancora alla tastiera c'era Kevin Moore, ricordando come struttura "wait for sleep".
Come appunto in quella canzone c' solo la tastiera a suonare, accompagnata dalla voce di Labrie, la canzone non ha una struttura regolare, non è caratterizzata dalla classica divisione strofa-ritornello tradizionale e non ha un intermezzo di solo strumentale, infatti è la canzone più corta dell'album visto che dura poco meno 4 minuti.
Il testo è difficile da interpretare ma è incentrato su una riflessione personale dell'ipotetico narratore il quale è in una profonda crisi psicologica dalla quale non riesce ad uscire, probabilmente ciò dovuto alla rottura di una importante relazione sentimentale almeno per come l'ho interpretata io. "
Every day I Put a brave face on Serves me well Feeling helpless Facing it alone" - "Ogni giorno, Io indosso una faccia coraggiosa, Che mi serve, Mi sento impotente, Ad affrontare/affrontrarlo da solo"



Breaking all illusions
si tratta della canzone dal punto di vista strutturale più complessa ed elabora dell'album, parte subito al massimo con un'intro coinvolgente e melododico, che riassume le melodie suonate nella canzone, la prima strofa viene introdotta da un lento accompangnamento di tastiera, basso e batteria dove risalta la linea melodica del basso.
Tra prima e seconda strofa ritorna in primo piano l'accompagnamento pre-strofa, nel quale si inserisce improvvisamente un particolare tema di chitara di Petrucci che da il via al cantato, ed appena alla fine della strofa parte immediatamente la terza dalla struttura molto simile a quella dei classici ritornelli dream theater, molto rilassata e di ampio respiro.
Come da contraltraltare, al termine si ha immediatamente un cambio di ritmo e melodia che rende la quarta strofa decisamende più aggressiva e cattiva, in particolare questo stacco ricorda molto da vicino quei frequenti cambi di ritmo di Beyond this life una delle canzoni che più ho apprezzato di Scenes from a memory.
Al termine della quarta strofa, riparte all'improvviso la stessa identica melodia del'intro che offre da stupendo preludio al primo vero ritornello della canzone dove la tastiera di rudess enfatizza il momento con stupendi effetti di tastiera alla K.Moore e la batteria con una ritimica azzeccatissima ne scandisce il ritmo, quello che segue è una sezione strumentale di estrema goduria musicale tra i più belli composti dai Dream Theater pieno come non mai, com'è giusto che sia visto il genere di musica che suonano, di influenze puramente progressive senza nessun compromesso, tutto è un continuo cambio di ritmi e melodie, continui botta e risposta tra i vari strumenti della band e soprattutto tanta melodia e gusto musicale.
Degno di nota assolutamente il solo di Petrucci a metà canzone intorno al minuto 7:00 in pieno stile blues, a mio parere uno dei più belli da lui composti, da sfegatato sostenitore di Rudes (se volete picchiatemi pure) non posso non fargli i complimenti per tutti i suoi soli ed accompagnamenti di tastiera lungo tutta la canzone ed in particolare in questo spezzone che viene concluso da uno staccchetto musicale che ricordano tanttissimo le battle theme alla Final fantasy.
A seguire c'è il secondo ritornello identico per stuttura musicale al primo con la sola piccola variazione del testo cantato negli ultimi due versi.
La conclusione della canzone è affidata ad una bellissima strofa di chiusura piena di enfasi, con la chisura affidata alle rullate di batteria e alla melodia finale di tastiera, la chitarra invece rimane leggermente in disparte.
Il testo, questa volta composto a 2 mani da Petrucci e Myung (sì per la prima volta Myung si è dedicato alla stesura di un testo anche se non da solo) è simbolico e completamente riferito ad eventi interiori ed alle emozioni, in particolare sembra rivolto ai momenti difficili della vita in cui tutto sembra distruggersi e magari si scopre che tutto ciò in cui credevamo era solo un'illusione "breaking all illusions" ed arriva quindi il momento di ripartire da zero "Live in the moment Breathe in a new beginning" - "vivere il momento respirare un nuovo inizio", "Life’s biggest battles Often are fought alone" - "Le più grandi battaglie della vita Spesso sono combattute da soli" , infine nei versi finali c'è un caldo consiglio diretto a chiunque voglia ascoltarlo "Embrace the days Don’t turn away Life’s true intent needs patience Karma starts the signal" , "Accogli/abbraccia i giorni Non voltarti Il vero scopo della vita neccesita di pazienza Il Karma fa partire/da il segnale".

Beneath the surface questa canzone è la terza ballad dell'album nonchè la conclusiva, ha una struttura semplice e regolare suddivisa nella maniera più classica dal susseguirsi strofa-ritornello-strofa-ritornello-solo-prestrofa-ritornello, nella canzone sono presenti solo chitarra (con stile acustico), tastiera e voce alla quale viene dato più risalto essendo la ritmica scandita dalla sola chitarra, che scandisce un ritmo uguale e constante dall'inizio alla fine della canzone con continuo arpeggio senza fine col quale Petrucci inizia, prosegue ed infine conclude la canzone, mentre la tastiera rimane in disparte facendo da accompagnamento musicale, uscendo allo scoperto solo durante il solo che questa volta, è un solo di tastiera con Petrucci che interrompe improvvisamente il suo arpeggio per lasciare spazio a Rudess che qui usa un'effetto particolare di tastiera che mi ha ricordato subito quegli effetti elettronici stra-usati e stra-abusati da quel genio megalomane di
Arjen Anthony Lucassen
nel suo progetto Ayreon.
Il cantato di Labrie è sommesso e rilassato come se ci stesse sussurando una spece di buonanotte, ma ci fa improvvisamente sobbalzare sull'ultimo ritornello quando col secondo verso cambia improvvisamente impostazione vocale, alzano sia di volume che di ottave la sua voce.
Il tema della canzone sembra riguardare a dei sentimenti nascosti nei confronti di un persone verso la quale la voce narrante non è mai riuscita ad esprimere "You were searching for the words For the moment to emerge Yet the moment never came You couldn't risk my fragile frame" _ " Stavi cercando le parole Per il momento in cui sarebbero emerse Quel momento non è mai arrivato Non puoi rischiare il mio fragile telaio". In particolare il primo ed il terzo ritornello sono in prima persona, mentre il secondo è in seconda, inoltre a cambiare sempre nel ritornello è il secondo verso del ritornello "And began to forget why I long to be so close" - "Ho iniziato a dimenticare come mai per quanto tempo sono stato così vicino", "And began to forget why you tried to be so close" - "E hai iniziato a dimenticare come mai hai provato a stare così vicino", "And began to forget why I longed to be so close" - "E ho cominciato a dimenticare come mai desideravo stare così vicino".


CONCLUSIONE
Sinceramente non riesco a rimanere soggettivo quando si parla di una delle mie band preferite, ma devo dire che negli ultimi album si avvertiva sempre più nella foga di voler sperimentare o suonare qualcosa di nuovo, la perdita sia delle originali tendenze musicali della band sia dell'ispirazione per idee valide, rimasto un pò così e così dalla dipartita di Portnoy della quale ognuna delle parti ne racconta una diversa e gossip a paletta ero più che altro curioso sapendo che di lì a poco avrebbero iniziato a registrare (pochi mesi dopo la dipartita di Portnoy) ma come diamine fanno se non hanno ancora sostituito il batterista?
Il batterista sostituto sì è stato trovato nella sua eccellenza tra l'altro di Mr. Mangini ma arrivato nella band evidentemente giusto in tempo per la registrazione delle tracce visto il risultato in molti casi impersonale della composizione di batteria molto a-personale.
Sapendo dell'uscita di quest'album speravo in un passo indietro della band, un ritorno cioè alle sonorità che li hanno fatti diventare grandi e famosi in tutto il mondo, lasciando perdere il tecnicismo spietato e la sperimentazione a tutti i costi a scapito dell'armonia.
E così è stato, l'intero album è una spece di "operazione nostalgia" come lo fu ai tempi Scenes form a memory ad eccezione del brano Build me up, break me down che ha uno stile diverso rispetto alle altre tracce dell'album almeno a mio modo di vedere.
Labrie con la voce si contiene e fa quel che può senza strafare, visto la sua abitudine a voler stupire il pubblico dal vivo cantando taluni pezzi anche un'ottava sopra rispetto alle registrazioni da studio, non ho gradito solamente i filtri elettronici usati in Build me up, break me down ma per il resto ci siamo, molti criticheranno lo stile monotono e poco varie del cantato di Labrie ma a me piace così.
Myung dopo anni di "chi l'ha visto" finalmente torna a farsi sentire ritagliandosi delle parti tutte sue nelle varie tracce e collaborando con la stesura del testo di Breaking al illusions bravo come sempre quando da mostra del suo talento.
Su Mangini non mi posso esprimere molto, si tratta sicuramente di un batterista dal talento eccezionale, ma in questo album per questione di tempistiche ristrette non si è espresso al suo massimo potenziale, ottima comunque la sua registrazione, peccato per alcune scelte discutibili sull'audio della batteria e sul mixaggio in studio, con la batteria abbassata molto di tono rispetto alle precedenti produzioni.
Petrucci lascia da parte ogni eccesso e viaggia con equilibrio in ogni canzone con riff e melodie sempre adatti al contesto, non fa più un abuso della plettrata alternata usandola più che altro per terminare qualche solo o fare qualche stacchetto tra uno stacco musicale e l'altro equilibrando il tutto, da encomiare alcuni soli composti in questo album che arrivano addirittura a commuovere.
Infine Rudess per me rimane sempre il solito "fottuttissimo genio" che ha l'unico difetto (che per me è un pregio) di avere la sboronaggine insita nelle molecole del suo DNA, in quest'album più che mai a mio modo di vedere si dimostra un tastierista completo usando un gamma di effetti, che vanno dall'eletroinico distorto, al piano, agli archi e chi più ne ha ce ne metta, vasta tanto quanto la discografia dei Dream Theater ripescandone dai meandri anche lo stile alla Moore che tanto aveva contraddistinto i primi lavori della band, niente da eccepire dagli intermezzi, ai soli più esagera, agli accompagnamenti fino a al melodie lente.

Dubito che in molti si leggeranno tutto il mattone ma lo pubblico lo stesso :P .

giovedì 15 settembre 2011

Dream Theater - A drammati turns of events - Parte 1

Inizio quindi con la mia stramega di parte opionione/recensione sull'ultimo album pubblicato dai Dream Theater: A drammatic turn of events.
Inizierò quindi dall'analisi track by track, per poi dare opinioni complessive al lavoro svolto dal magico quintetto.

On the backs of angel è la traccia di apertura dell'album, volutamente più semplice ed immediata del resto del lavoro proprio per introdurre l'ascoltatore all'album, qui c'è una analisi che feci del singolo che anticipò di qualche mese l'uscita dell'album.

Build me up, break me down l'intro di questa canzone è molto particolare e rimanda ad uno stile decisamente new metal ripreso da alcune tracce di Six Degress of inner turbolence, la stessa voce di Labrie è stata lavorata con effetti elettronici per adattarsi allo stile dell'intro molto poco DT style, dopo la stranissima intro il pezzo inizia sollevarsi di tono con il pre-ritornello, portando col ritornello finalmente una bella melodicità del pezzo con un bel cantato. Talmente che è fatto bene il ritornello che è la parte che più di tutte mi è rimasta in testa.
Fino ai 4 minuti circa la canzone mantiene un'impostazione classica costituita da strofa e pre-ritornello molto new metal e ritornello, per poi interrompersi e lascire spazio ad un veloce intermezzo/solo di petrucci al termile del quale riparte di nuovo il ritornello della canzone che fa praticamente da collante alla traccia, infine al termine della canzone c'è un maliconico sottofondo di tastiera.
La canzone nel testo in sè ha molti riferimenti al cristianesimo (Petrucci è tiene molto alla sua fede) anche espliciti al vangelo come "The one who's free from sin The first to cast the stone" traducibile con il famoso "chi è senza peccato scagli la prima pietra". Altrettanto significativo "When I'm no longer desired I'll be crucified" che si commenta da sè, Build me up, Break me down puole essere interpretato come "innalzami e buttami giù".

Lost not forgotten questa canzone invece parte con un lento intro di tastiera, a seguito del quale partono chitarra e batteria con la chitara che riprenda la melodia della tastiera e nel mentre che tastiera e chitarra mantengono lo stesso ritmo è la batteria in modo lento e graduale a gestire l'aumento del ritmo al quale segue una pausa che dà il via al cambio di impostazione della chitarra di Petrucci che inizia a suonare con dei riff aggressivi e potenti in stile simil-trash metal, ma non si fa in tempo ad esclamare WTF che l'accoppiata Rudess-Petrucci con una batteria sempre più incalzante danno il via ad una parte strumentale che ha dell'allucinante, al termine dello sclero più totale si riparte con un riff altamente metallica style che introduce la strofa introduttiva della canzone che in un crescendo porta ad un ritornello con una ritmica praticamente power, al termine del cantato parte una sezione strumentale aggressiva che prepara ad un cambio di ritmo e melodia segnato dall'entrata in solitaria del basso ed i ritonrno della voce e degli altri strumenti ma con un ritmo molto più lento quasi mome per prender fiato dalla rincorsa di prima per riattaccare poi con lo stesso ritornello simil power di prima, al termine del queal inizia la parte strumentale che precede il solo in cui tastiera batteria e chitarra si alternano in continue puase e ritpartenze giestite egregiamente dalla batteria, per quanto riguarda il solo di Petrucci è bello tecnico, melodico e per niente esagerato e accompagnato in sottofondo in maniera eccellente dalla tastiera.
Quindi dopo un breve intermezzo è il momento di Rudess per tirar fuori uno dei suoi soli iper-effettati che fanno sembrare la sua tastiera una chitarra elettrica alla cui fine un veloce passaggio strumentale ridà il via al ritornello della canzone.
Per concludere viene ripresa la melodia dell'intro come a chiudere un cerchio.
Questo testo invece non è a sfondo religioso spirituale, ma sembra più incentrato ad un tiranno conquistatore del passato divenuto leggenda col passare del tempo "perso ma non dimenticato" la mia ipotesi è che si parli di Gengis Khan, ma difficile da capire se sia o no riferita ad un personaggio storico esistito o se semplicemente è intestata ad un contesto più generico.

This is the life si tratta della prima ballad del disco, parte con malinconico e rilassato intro di chitarra acustica per dirompere successivamente con un tema di chitarra elettrica che altri non è che il tema principale della canzone.
Con la prima strofa la canzone riprende il ritmo dell'intro iniziale e con una struttura semplice strofa-ritornello-intermezzo-strofa-ritornello la canzone va verso un lento crescere con la voce di Labrie sempre più piena di enfasi, l'apice della canzone si arriva col solo e col ritornello finale che trasmette armonia ed energia allo stesso tempo, nel finale la canzone chiudie in pratica con l'intro "rovesciato" come da tradizione Dream Theater.
Il testo di questa canzone è facile da interpretare e da tradurre, il fulcro stesso della canzone lo si ritrova nel titolo, con Petrucci cerca di dare libero sfogo al suoi pensieri sulla vita e sulle varie possibilità di viverla se al massimo, ponendo anche domande come "
Have you ever wished that you were someone else?" alla quale seque la laconica risposta "It's only a waste of your time" ma rimane un'interrogativo senza risposta "What will they say after you're gone? This is the life we belong to Our gift divine" - "Cosa diranno dopo che te ne sarai andato? Questa è la vita alla quale apparteniamo, il nostro dono divino". Il testo detto questo per me è molto spirituale e profondo e si inserisce benissimo nell'armonia della composizione musicale.

Bridges in the sky inizia subito con un'intro particolare, pieno stile di canto da sciamano indiano, per entrare nel vivo con un riff pieno di energia che ricorda vagamente pezzi strumentali trash-death, la canzone va addolcendosi prendento tinte melodiche col pre-ritornello e ritornello, belli tra l'altro l'accompagnamento di sottofondo al ritornello della tastiera, nella canzone a cambiare leggermente rimanendo comunque intensa e aggressiva è la seconda strofa, mentre il pre-ritornello ed il ritornello mantengono la loro struttura musicale, i 2 ritornelli seguenti però si distinguono dal primo per essendo più lunghi dato che hanno un gruppo di versi in più.
Lo stacco strumentale si posizione prima dell'ultimo ritornello preceduto da un giro di tastiera quasi in stile Uematsu, la conclusione della canzone è il classico intro al rovescio messo nelle loro canzoni, anche se qui sta ad enfatizzare la visione ciclica della vita della religione sciamanica.
Il testo in particolare riprende la filosofia della religione degli indiani di america ed il loro rapporto spirituale con la terra, ci sono molti riferimenti anche al cosiddetto "viaggio sciamanico".

Qui chiudo la prima parte anche perchè l'articolo sta venendo bello lungotto, al più presto possibile scriverò/pubblicherò la seconda parte, ma avverto che ci vorrà del tempo visto i miei impegni.




venerdì 9 settembre 2011

Notizie di settembre

Di solito non pubblico mai articoli news, per un motivo principale in generale le vado a beccare su altri siti e quindi mi pare inutile, ripetere e/o fare copia incolla, ma in questo caso essendo parecchie le news, mi andava di fare un riepilogo con quelle che più mi interessavano citando ovviamente le mie fonti.


Si inizia da Final Fantasy XIII-2 seguito del discusso e non sempre amatissimo XIII, infatti gli sviluppatori sono diventati improvvisamente loquaci svelando
molti dettagli su un'elemento che sarà alla base del gioco l'Historia Crux sche permetterà al giocatore di spostarsi temporalmente dentro alla trama del gioco, potendo rigiocare più volte determinate sezioni camiando il corso degli eventi; questà libertà temporale è stata data a quanto pare per esaltare le doti di libertà di questo titolo senza sacrificare una trama curata, ovviamente per tutti i dettagli rimando alla fonte originale



Altre due news riguardano uno dei migliori JRPG mai usciti su PS2: Persona 4.
La prima riguarda la pubblicazione prima su famitsu poi direttamente da Atlus tramite un video di
Persona: The Ultimate in Mayonaka Arena che si tratta semplicemente di un picchiaduro in 2D principalmente basato sui pg di Persona 4, a vedere dai video sembra avere un'impostazione puramente da picchiaduro senza elementi GDR (cosa che preferirei) di sicuro nulla di eclatante ma uno spin-off piacevole.


La seconda riguarda niente popò di meno che il remake di Persona 4 su... PS VITA! Credo il primo vero motivo che mi sta spingendo a desiderarla, ovviamente questo remake conterà la presenza di un personaggio extra e quasi sicuramente ci saranno molte altre aggiunte, qui la fonte della notizia


Sempre rimanendo in ambito Atlus nulla ancora si sà dell'esatta data di uscita sul suolo europeo di Catherine un puzzle game dall'impostazione molto originale, e che sto attendento.
Alcuni siti parlano del 28 ottobre, altri parlano del 9 Dicembre, mentre Deep Silver si è limitata a fine agosto di inserire una pagina dedicata a Catherine che indica un generico 2011; inutile dire che sarebbe da sadici autolesionisti rimandare la data di uscita nel periodo post-natalizio quindi entrambe le date mi sembrano plausibili anche se non sono state confermate da comunicati ufficiali.


Le ultime riguardano Level-5 la prima su Ni no kuni un particolare JRPG realizzato con la collabborazione del famoso Studio Ghibli uscito già in giappone su 3DS e previsto per il 17 novembre 2011 in giappone ed esclusivamente su PS3. Qui qualche info in più


Riguardo al progetto al quale Matusuno passato recentemente tra le file di Level-5, non si sa praticamente nulla, nemmeno la piattaforma di destinazione, e nulla è stato ancora anticipato, molto probabilmente molte cose verrano rivelate al Level 5 world che si terrà il 15 e 16 ottobre.

Per ora è tutto, se avrò voglia scriverò degli aggiornamenti.



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venerdì 2 settembre 2011

I'm with you - impressioni di ascolto

Era il lontano 1999 quando per la prima volta mi avvicinai alla musica con i Red Hot Chilli Peppers, erano i tempi di Scart tissue trasmessa continuamente su MTV, da allora ascoltai in lungo ed in largo vari generi, facendo sempre sosta sul loro modo particolare di suonare il rock.

Stadium Arcadium aveva qualcosa di positivo ma la quantità spropositata di tracce ne facevano un'album anche troppo dispersivo che alla fine ben poco lasciava all'ascoltatore.
Quindi dopo 5 anni di pausa e l'abbandono da parte di Frusciante della band, gli RHCP ritornano con un nuovo chitarrista
Josh Klinghoffer che già aveva collaborato con la band, quindi già in sintonia col gruppo di scalmanati cinquantenni (eh già), e la scelta come scriverò nel resto dell'articolo è parsa ben azzeccata.

Con I'm with you la band continua a sperimentare in una nuova direzione dando però rispetto al precedente album, che pareva troppo confusionario e pieno di idee contrastanti, un'identità stilistica.
Le canzoni si basano mai come prima sulle grandi capacità di Chad e Flea che da soli tengono la ritmica e l'ossatura delle canzoni, con Josh che ricama sopra i suoi particolari giri di chitarra, mai realmente invadenti che si inseriscono nella contesto melodico della canzone, non mancando di inserire qualche assolo misurato e mai avulso dalla traccia in sè.

Questo disco alla fine dei conti non ha tracce epiche o memorabili, ma è bello da ascoltare, Flea è in forma come non mai e mostra tutto il suo estro compositivo, e lo stile vocale di Anthony è sempre inconfondibile, da ascoltare per gli appassionati di rock almeno secondo me.

Lascio in fondo all'articolo una delle canzoni che mi è piaciuta di più, "Brendan's death song" una dedica commuovente e melodica degli RHCP