giovedì 15 settembre 2011

Dream Theater - A drammati turns of events - Parte 1

Inizio quindi con la mia stramega di parte opionione/recensione sull'ultimo album pubblicato dai Dream Theater: A drammatic turn of events.
Inizierò quindi dall'analisi track by track, per poi dare opinioni complessive al lavoro svolto dal magico quintetto.

On the backs of angel è la traccia di apertura dell'album, volutamente più semplice ed immediata del resto del lavoro proprio per introdurre l'ascoltatore all'album, qui c'è una analisi che feci del singolo che anticipò di qualche mese l'uscita dell'album.

Build me up, break me down l'intro di questa canzone è molto particolare e rimanda ad uno stile decisamente new metal ripreso da alcune tracce di Six Degress of inner turbolence, la stessa voce di Labrie è stata lavorata con effetti elettronici per adattarsi allo stile dell'intro molto poco DT style, dopo la stranissima intro il pezzo inizia sollevarsi di tono con il pre-ritornello, portando col ritornello finalmente una bella melodicità del pezzo con un bel cantato. Talmente che è fatto bene il ritornello che è la parte che più di tutte mi è rimasta in testa.
Fino ai 4 minuti circa la canzone mantiene un'impostazione classica costituita da strofa e pre-ritornello molto new metal e ritornello, per poi interrompersi e lascire spazio ad un veloce intermezzo/solo di petrucci al termile del quale riparte di nuovo il ritornello della canzone che fa praticamente da collante alla traccia, infine al termine della canzone c'è un maliconico sottofondo di tastiera.
La canzone nel testo in sè ha molti riferimenti al cristianesimo (Petrucci è tiene molto alla sua fede) anche espliciti al vangelo come "The one who's free from sin The first to cast the stone" traducibile con il famoso "chi è senza peccato scagli la prima pietra". Altrettanto significativo "When I'm no longer desired I'll be crucified" che si commenta da sè, Build me up, Break me down puole essere interpretato come "innalzami e buttami giù".

Lost not forgotten questa canzone invece parte con un lento intro di tastiera, a seguito del quale partono chitarra e batteria con la chitara che riprenda la melodia della tastiera e nel mentre che tastiera e chitarra mantengono lo stesso ritmo è la batteria in modo lento e graduale a gestire l'aumento del ritmo al quale segue una pausa che dà il via al cambio di impostazione della chitarra di Petrucci che inizia a suonare con dei riff aggressivi e potenti in stile simil-trash metal, ma non si fa in tempo ad esclamare WTF che l'accoppiata Rudess-Petrucci con una batteria sempre più incalzante danno il via ad una parte strumentale che ha dell'allucinante, al termine dello sclero più totale si riparte con un riff altamente metallica style che introduce la strofa introduttiva della canzone che in un crescendo porta ad un ritornello con una ritmica praticamente power, al termine del cantato parte una sezione strumentale aggressiva che prepara ad un cambio di ritmo e melodia segnato dall'entrata in solitaria del basso ed i ritonrno della voce e degli altri strumenti ma con un ritmo molto più lento quasi mome per prender fiato dalla rincorsa di prima per riattaccare poi con lo stesso ritornello simil power di prima, al termine del queal inizia la parte strumentale che precede il solo in cui tastiera batteria e chitarra si alternano in continue puase e ritpartenze giestite egregiamente dalla batteria, per quanto riguarda il solo di Petrucci è bello tecnico, melodico e per niente esagerato e accompagnato in sottofondo in maniera eccellente dalla tastiera.
Quindi dopo un breve intermezzo è il momento di Rudess per tirar fuori uno dei suoi soli iper-effettati che fanno sembrare la sua tastiera una chitarra elettrica alla cui fine un veloce passaggio strumentale ridà il via al ritornello della canzone.
Per concludere viene ripresa la melodia dell'intro come a chiudere un cerchio.
Questo testo invece non è a sfondo religioso spirituale, ma sembra più incentrato ad un tiranno conquistatore del passato divenuto leggenda col passare del tempo "perso ma non dimenticato" la mia ipotesi è che si parli di Gengis Khan, ma difficile da capire se sia o no riferita ad un personaggio storico esistito o se semplicemente è intestata ad un contesto più generico.

This is the life si tratta della prima ballad del disco, parte con malinconico e rilassato intro di chitarra acustica per dirompere successivamente con un tema di chitarra elettrica che altri non è che il tema principale della canzone.
Con la prima strofa la canzone riprende il ritmo dell'intro iniziale e con una struttura semplice strofa-ritornello-intermezzo-strofa-ritornello la canzone va verso un lento crescere con la voce di Labrie sempre più piena di enfasi, l'apice della canzone si arriva col solo e col ritornello finale che trasmette armonia ed energia allo stesso tempo, nel finale la canzone chiudie in pratica con l'intro "rovesciato" come da tradizione Dream Theater.
Il testo di questa canzone è facile da interpretare e da tradurre, il fulcro stesso della canzone lo si ritrova nel titolo, con Petrucci cerca di dare libero sfogo al suoi pensieri sulla vita e sulle varie possibilità di viverla se al massimo, ponendo anche domande come "
Have you ever wished that you were someone else?" alla quale seque la laconica risposta "It's only a waste of your time" ma rimane un'interrogativo senza risposta "What will they say after you're gone? This is the life we belong to Our gift divine" - "Cosa diranno dopo che te ne sarai andato? Questa è la vita alla quale apparteniamo, il nostro dono divino". Il testo detto questo per me è molto spirituale e profondo e si inserisce benissimo nell'armonia della composizione musicale.

Bridges in the sky inizia subito con un'intro particolare, pieno stile di canto da sciamano indiano, per entrare nel vivo con un riff pieno di energia che ricorda vagamente pezzi strumentali trash-death, la canzone va addolcendosi prendento tinte melodiche col pre-ritornello e ritornello, belli tra l'altro l'accompagnamento di sottofondo al ritornello della tastiera, nella canzone a cambiare leggermente rimanendo comunque intensa e aggressiva è la seconda strofa, mentre il pre-ritornello ed il ritornello mantengono la loro struttura musicale, i 2 ritornelli seguenti però si distinguono dal primo per essendo più lunghi dato che hanno un gruppo di versi in più.
Lo stacco strumentale si posizione prima dell'ultimo ritornello preceduto da un giro di tastiera quasi in stile Uematsu, la conclusione della canzone è il classico intro al rovescio messo nelle loro canzoni, anche se qui sta ad enfatizzare la visione ciclica della vita della religione sciamanica.
Il testo in particolare riprende la filosofia della religione degli indiani di america ed il loro rapporto spirituale con la terra, ci sono molti riferimenti anche al cosiddetto "viaggio sciamanico".

Qui chiudo la prima parte anche perchè l'articolo sta venendo bello lungotto, al più presto possibile scriverò/pubblicherò la seconda parte, ma avverto che ci vorrà del tempo visto i miei impegni.




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