Era il lontano 1999 quando per la prima volta mi avvicinai alla musica con i Red Hot Chilli Peppers, erano i tempi di Scart tissue trasmessa continuamente su MTV, da allora ascoltai in lungo ed in largo vari generi, facendo sempre sosta sul loro modo particolare di suonare il rock.
Stadium Arcadium aveva qualcosa di positivo ma la quantità spropositata di tracce ne facevano un'album anche troppo dispersivo che alla fine ben poco lasciava all'ascoltatore.
Quindi dopo 5 anni di pausa e l'abbandono da parte di Frusciante della band, gli RHCP ritornano con un nuovo chitarrista Josh Klinghoffer che già aveva collaborato con la band, quindi già in sintonia col gruppo di scalmanati cinquantenni (eh già), e la scelta come scriverò nel resto dell'articolo è parsa ben azzeccata.
Con I'm with you la band continua a sperimentare in una nuova direzione dando però rispetto al precedente album, che pareva troppo confusionario e pieno di idee contrastanti, un'identità stilistica.
Le canzoni si basano mai come prima sulle grandi capacità di Chad e Flea che da soli tengono la ritmica e l'ossatura delle canzoni, con Josh che ricama sopra i suoi particolari giri di chitarra, mai realmente invadenti che si inseriscono nella contesto melodico della canzone, non mancando di inserire qualche assolo misurato e mai avulso dalla traccia in sè.
Questo disco alla fine dei conti non ha tracce epiche o memorabili, ma è bello da ascoltare, Flea è in forma come non mai e mostra tutto il suo estro compositivo, e lo stile vocale di Anthony è sempre inconfondibile, da ascoltare per gli appassionati di rock almeno secondo me.
Lascio in fondo all'articolo una delle canzoni che mi è piaciuta di più, "Brendan's death song" una dedica commuovente e melodica degli RHCP
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